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LE VIE AI MONTI

Pubblicato da Francesca Romano in eventi · 10/11/2020 17:39:49

Ci accoglie con gentilezza Francesca Romano, proprietaria da quattro anni dell’azienda di famiglia “Monterberry”. Ci dirà dopo che proprio quattro anni fa il papà avrebbero voluto vendere la proprietà ormai abbandonata ed in disuso.

Lei si era opposta ed ha deciso se pur in parte di “ritornare” alla sua vita da pastorella.

Sì, perché lei per tanti anni quando era più giovinetta faceva la pastorella ed era abituata a salire su quei monti che sovrastano l’azienda portando le pecore al pascolo.

A chi le chiede se ha avuto una infanzia negata, risponde con il pragmatismo della cultura contadina: “non c’erano alternative, avere gli animali significava dedicare la propria vita a loro.
E per quei tempi anche non tanto lontani, circa 20 anni fa, la pastorizia come l’attività agricola erano ancora la principale fonte di sostentamento per tante famiglie che vivevano a Monte San Giacomo”.

Iniziamo il nostro percorso salendo per i rivoli di un tracciato montano che appena si intravede tra le brulle radure. Oggi non seguiremo un “sentiero C.A.I.” ma una “storia” quella della giovane pastorella Francesca consulente del credito a Vallo Scalo.

Vorrei come al solito indicare io il percorso da realizzare per salire con minore asprezza quei monti ma Francesca con gentilezza mi sottrae temporaneamente di mano lo scettro del comando: “Leonardo vieni di qui ho qualcosa da farti vedere e da raccontare.

Mi porta per un piccolo passaggio tra due rocce deviando leggermente il percorso che avevo individuato. Poi mi spiega: “di qui transitavo sempre al termine delle mie giornate al pascolo facendo passare ad una ad una le mie pecore per contarle e verificare che ci fossero tutte”.

Siamo circa una ventina a salire per questi monti, le Serre di Monte San Giacomo che nascondono i pianori adatti al pascolo di Campo Soprano e Campo Sottano.

Il distanziamento sociale verrà imposto dall’impervia salita caratterizzata da un discreto pendìo.

C’è qualcuno che arranca per qualche disavventura fisica avuta in passato: verrà premiato in cima con un applauso da parte di tutti gli escursionisti che nel frattempo hanno creato un piacevole “spirito di gruppo”.

Saranno passate circa due ore da quando abbiamo lasciato l’azienda e traccia dopo traccia seguendo i rivoli di sentiero tracciati dagli animali arriviamo su una cima di cui non sappiamo il nome: non importa, è un posto bellissimo dal quale dominiamo il Vallo di Diano e la sottostante Teggiano.

E’ una rupe che ci protegge dal modesto vento e sulla quale consumiamo il nostro frugale pranzo con particolare soddisfazione e piacere.

Mentre mangiamo, Francesca ci racconta un po' la sua esperienza ed in particolare quello che era il suo “cruccio” giornaliero: fare attenzione al pericolo dei lupi. “Il lupo, ci spiega Francesca, ammazza per istinto e non per mangiare. Di un branco di pecore può farne una strage”.

Proprio su una di quelli rupi Lei come al solito era dall’alto a controllare le sue pecore. I cani dormivano ma il lupo del colore grigio come le rocce che contornavano i pianori era in agguato e ben mimetizzano.

Senza che Lei nè i cani se ne accorgessero si avventa su una pecora ammazzandola, poi su un’altra azzannandola alla gola. Quest’ultima rimarrà ferita ma Francesca con l’aiuto di altri pastori riuscirà con un fazzoletto a tamponare l’emorragia e salvarla.

Ci consegna un giornalino da Lei realizzato dove potremo integralmente leggere il suo racconto e la sua esperienza.

Il nostro cammino riprende tra “le vie ai monti”. Siamo diretti traccia dopo traccia verso un rivolo di sentiero che eufemisticamente Lei descrive come “più comodo”.

Tagliamo gradualmente la montagna e riconducendoci al sentiero da dove siamo saliti ridiscendiamo in Azienda.

Spostandoci di poco acquisiamo panorami stupendi su tutte le montagne del circondario. Di fronte a noi, quasi a sembrare di poterlo toccare con mano, il Massiccio della Motola, poco più in là quello del Cucuzzo delle Puglie ed in lontananza il Panormo, la cima più alta della catena Alburnina.

Dietro di noi il Massiccio del Cervati e via via in lontananza dopo il Vallo di Diano si scorgono i Monti della Lucania: Il Volturino e la Montagna di Viggiano.

Riflettiamo: non è necessario salire in cima alla montagna più alta per godere di bei panorami!!!
Il suo lavoro di pastorella era sicuramente un sacrificio ma, se pur annoiata dalla ripetitività delle giornate passate in montagna quando il cielo era terso, Francesca godeva sicuramente della vista di splendidi panorami.

Arrivati al varco la nostra discesa ci distanzia ancora di più fino e, dopo qualche ora, siamo in azienda. Una lavata e vai con lo shopping!!! Si perché Francesca per questo suo ritorno al passato se pur non potendo avere cura di animali, si è dedicata alla attività agricola riprendendo la coltivazione di antichi semi.

Gli escursionisti fanno provviste di pasta aromatizzata al timo o all’origano, di patate e fagioli, quasi a presagire il malaugurato arrivo di un nuovo lock down.

Ma sarà sicuramente la giornata vissuta in piena empatia con la natura a creare una riserva di autostima che li salvaguarderà da un eventuale periodo di ristrettezze.

Alla chetichella, gli escursionisti raggiungono le loro auto parcheggiate lungo la strada provinciale: faranno un ritorno a casa appagati dalla piacevole giornata passata “sulle vie ai monti” ma anche pensierosi su quanto il corso delle vicende umane neghi e consenta al tempo stesso il godimento di uno dei nostri beni più preziosi: la libertà!!!!

Alla prossima, perché una prossima ovviamente ci sarà!!!!
Leonardo Ricciardi - Presidente Outdoor Campania

P.S.: Tutti i soci che partecipano alle escursioni se hanno piacere, possono raccontare la loro esperienza…….




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